di Francesco Loiacono
La fase due è già cominciata. A dicembre Mario Monti ha incassato l’approvazione di una sofferta manovra che mette in sicurezza il bilancio dello Stato imponendo sacrifici ai cittadini. Ma su quali leve dovrà spingere nelle prossime settimane il governo, e il paese insieme a lui, per rilanciare l’economia, creare lavoro e restituire speranza ai giovani? Gli ambientalisti lo dicono da tempo e lo ripetono oggi al presidente del Consiglio: l’Italia può uscire dalla crisi puntando verso scelte a basso impatto ambientale e forte contenuto innovativo, dirottando gli investimenti dalle opere inutili verso la modernizzazione del sistema industriale. In una parola sulla green economy.
La fase due è già cominciata. A dicembre Mario Monti ha incassato l’approvazione di una sofferta manovra che mette in sicurezza il bilancio dello Stato imponendo sacrifici ai cittadini. Ma su quali leve dovrà spingere nelle prossime settimane il governo, e il paese insieme a lui, per rilanciare l’economia, creare lavoro e restituire speranza ai giovani? Gli ambientalisti lo dicono da tempo e lo ripetono oggi al presidente del Consiglio: l’Italia può uscire dalla crisi puntando verso scelte a basso impatto ambientale e forte contenuto innovativo, dirottando gli investimenti dalle opere inutili verso la modernizzazione del sistema industriale. In una parola sulla green economy.
E’ il senso della proposta avanzata da Legambiente (vedi la scheda): ridurre il debito aiutando l’ambiente, tagliare gli sprechi di risorse economiche, abbattere gli sprechi dei beni comuni. «L’Italia può recuperare quasi 21,5 miliardi di euro incentivando la sostenibilità ambientale e disincentivando le pratiche più inquinanti – spiega Edoardo Zanchini, neo vice-presidente e responsabile Energia di Legambiente – Si tratta di risorse reperibili con rapidità, da utilizzare in parte per abbattere il debito e in parte per investimenti ad alto tasso di occupazione».
RICETTE GLOBALI
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| Ban Ki Moon, segretario generale Onu |
TERRITORIO DI VALORE
OPERE SOFT
Un tessuto produttivo che trarrebbe vantaggio dalla crescita di nuove infrastrutture a basso impatto, come la banda larga, piuttosto che dalle vecchie e impattanti grandi opere. Il Ponte sullo Stretto e le autostrade nella pianura padana succhieranno dalle casse dello Stato oltre 12 miliardi di euro. «Il governo dovrebbe invece adottare una strategia di investimenti verso i nuovi poli che includono il concetto di limite nelle loro produzioni» suggerisce Aldo Bonomi, sociologo e direttore dell’istituto di ricerca Aster. E la conferma che questa sia la via del futuro arriva anche dall’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori secondo il quale a un anno dal conseguimento del titolo di studio il 43% dei laureati delle triennali ambientali ha trovato un lavoro, dopo tre anni la percentuale sale al 53,4%. Positivo anche il dato sulla tipologia contrattuale ottenuta: più della metà degli occupati ha un lavoro dipendente regolare e l’inquadramento professionale raggiunto è in linea con la formazione conseguita. Parliamo di esperti energetici, economici finanziari in campo energetico ambientale, per la qualificazione delle imprese edili, consulenti per i materiali a basso impatto, tecnici per la programmazione e la pianificazione dei processi produttivi agricoli a filiera corta.
DECRETI ALL’ORIZZONTE
Eppure il nostro paese aspetta ancora misure convincenti che puntino definitivamente sull’economia verde, abbandonando per sempre incentivi a produzioni e lobby che inquinano e consumano i nostri beni comuni. Aspettando le prossime mosse dell’esecutivo di Monti. «Un primo banco di prova per il governo, una cartina di tornasole per giudicare se ha capito che bisogna puntare sui settori innovativi e verdi, sarà l’attuazione dei decreti attuativi sulle fonti rinnovabili – osserva il senatore Francesco Ferrante – I decreti dovevano essere emanati entro il 29 settembre 2010 ma Berlusconi non l’ha fatto. Vedremo se Monti lo farà, e bene». Intanto la crisi morde e il paese aspetta una ricetta per salvarsi.
pubblicato su Nuova Ecologia, gennaio 2012
pubblicato su Nuova Ecologia, gennaio 2012


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